Spunti di riflessione
La depressione materna può portare notevoli problematiche nello sviluppo di un sano attaccamento .
Le madri depresse che sperimentano con facilità stati emotivi negativi e ansiosi sono limitate nell’espressione dell’affettività e nella sintonizzazione con il bambino.
La depressione interferisce con l’esperienza della maternità impedendo di vivere a pieno la gioia del miracolo della nascita. Interferendo sulle funzioni e sull’accudimento genitoriale, la madre sente di essere insufficiente e tale disagio crea una ridotta responsività sui segnali del bambino e quindi la compromissione di un modello di attaccamento sicuro.
L’etichetta diagnostica successiva alla conclamazione del disturbo tende ad isolare la donna dai suoi rapporti sociali, creandole una barriera verso quei fattori protettivi quali la protezione di familiari e conoscenti. La madre sente dover accudire il nuovo nato mentre ha estremo bisogno di prendersi cura di se stessa, riposandosi ed evitando le mansioni che le spettano. Questo sentimento genera in lei frustrazione e la percezione di non poter essere una buona madre. Molti studi negli ultimi anni hanno evidenziato come la depressione materna abbia influenze negative sullo sviluppo del bambino al livello comportamentale, cognitivo ed emotivo (Agosti, Monti, Marano Baiamonte, 2004).
I bambini manifestano con maggiore probabilità problemi comportamentali, ritardi nello sviluppo cognitivo, disregolazione emotiva e sociale, insorgenza precoce della malattia depressiva (Gaffney et al., 2014), problemi di sonno e allattamento, manifestazioni di evitamento (distoglimento dello sguardo, allontanamento del corpo), regolazione affettiva deficitaria, disturbi dell’alimentazione e della crescita (Field, 2010). Diversi studi mostrano anche che l’umore depresso fa si che i bambini siano meno stimolati dalla voce delle madri e quindi tendono ad avere meno interesse nei loro confronti. Questo problema spesso continua anche dopo la guarigione dalla depressione.
L’inadeguata interazione madre-figlio può ripercuotersi negativamente a livello della morfologia e fisiologia cerebrali, della reattività allo stress, delle abilità sociali, emotive e cognitive, riscontrabili fino all’età puberale e persino adulta (Brand e Brennan, 2009). Se di certo esistono gli strumenti diagnostici per capire se una madre tende alla depressione o all’intrusività, desidero portarvi oltre i semplici riduzionismi statistici e approdare al significato ontologico della sofferenza qualunque essa sia.
Riconoscere la sofferenza è molto semplice.
Ogni tipo di malessere produce il mondo del soggetto. Osservare le modalità comunicative, il movimento del corpo, la gestualità, lo sguardo, il ritmo dell’eloquio o del respiro, le inclinazioni, l’approccio alla vita, alla morte, la propensione al sogno, gli interessi, i sintomi, il rapporto con il cibo e con il sesso.
Tutto è informazione. Tutto è il campo di indagine e ogni dettaglio è qualitativamente rilevante.
La fine di un’analisi dovrebbe coincidere con la fine dell’esplorazione del soggetto poiché quando tutto è portato alla luce, tutto è verità e libertà