Lo sguardo vuoto di questo tipo di madre, proietta l’immagine grigia del mondo sul figlio dando al piccolo una visione distorta e sfocata di lui e degli altri. Il bambino come dice Winnicott è ‘’ un piccolo meteorologo’’ che cerca i segnali di una futura tempesta nel volto materno. Egli si costruisce e si veste di quello guardo e si percepisce amabile o meno in base a come è stato osservato. Una buona madre non è quindi totalizzante e ingoiata dal suo ruolo ma riesce a regalare la sua assenza per tornare donna, restituendo a se stessa e al figlio una peculiare identità.
L’insorgenza dei disturbi depressivi nelle madri nel periodo peri e post natale è molto diffusa e la letteratura scientifica ci mostra come tali sintomi possano costruire fattori di rischio per lo sviluppo psichico del bambino e del legame di attaccamento. I dati epidemiologici supportano l’ipotesi di una stretta relazione tra gravidanza e stati depressivi in particolare per i mutamenti ormonali ai quali molte donne si dimostrano maggiormente sensibili. La sintomatologia di questi stati è caratterizzata dal pianto frequente, angoscia, preoccupazione, irritabilità, disturbi dell’appetito, del sonno e ridotta interazione con il bambino. La depressione post partum si definisce come una problematica di sanità pubblica le cui conseguenze ricadono sul benessere della donna e della relazione madre-bambino. La depressione è una realtà molto comune nelle donne in età fertile che esordisce nelle tre o quattro settimane dopo il parto.
Le madri depresse che sperimentano con facilità stati emotivi negativi e ansiosi sono limitate nell’espressione dell’affettività e nella sintonizzazione con il bambino. La depressione interferisce con l’esperienza della maternità impedendo di vivere a pieno la gioia del miracolo della nascita. Interferendo sulle funzioni e sull’accudimento genitoriale, la madre sente di essere insufficiente e tale disagio crea una ridotta responsività sui segnali del bambino e quindi la compromissione di un modello di attaccamento sicuro.
"Per vivere liberi dal conflitto interno occorre sistemare i rapporti con le figure di attaccamento’’